Vincere

 

   
 
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Daniela Ceselli
Fotografia: Daniele Ciprì
Suono: Carlo Crivelli
Interpreti: Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio, Corrado Invernizzi, Paolo Pierbon, Bruno Cariello, Francesca Picozza, Vanessa Scalera, Giovanna Mori, Patrizia Bettini, Silvia Ferretti
Montaggio: Francesca Calvelli
Produzione: OffSide, Rai Cinema, Celluloid Dreams, con il supporto di MiBAC
Distribuzione internazionale: Celluloid Dreams, 2 Rue Turgot, F-75009 Paris (France), tel. +33 1 49708564, fax +33 1 49700371. Per gli USA: IFC, 11 Penn Plaza, 15th floor, New York, NY 10001, fax 646-273-7250, kakalyka@ifcfilms.com www.ifcfilms.com
Anno: 2009. Durata: 128’
 
C’è un segreto nella vita di Mussolini (Filippo Timi): una moglie e un figlio, Benito Albino, riconosciuto alla nascita ma poi negato. Il segreto ha un nome: Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno). Una pagina di storia ignorata dalle biografie ufficiali del Duce.
Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti! quando incontra Ida Dalser a Milano. Antimonarchico e anticlericale, Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva già fuggevolmente incontrato a Trento e ne era rimasta folgorata. Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione de Il Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli. Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Furente si scaglia contro la rivale rivendicando di essere lei la vera moglie, di avergli dato un figlio, ma viene allontanata a forza. Ida è una donna dalle reazioni esplosive, incapace di accettare compromessi. Disconosciuta, sorvegliata, pedinata, non si arrende, protestando la sua verità, scrivendo lettere a chiunque: alle autorità, ai giornali, al papa. Rinchiusa in manicomio lei - in un istituto il bambino - per oltre undici anni, tra torture e costrizioni fisiche, non ne uscirà mai più e mai più rivedrà suo figlio, a cui toccherà la stessa disperata sorte di esistenza cancellata.


 
 

 


 
 
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

    

 

     
Marco Bellocchio
Dopo gli studi all’Accademia d’Arte Drammatica di Milano e al Centro Sperimentale di Cinematografia, dirige nel 1965 il suo primo lungometraggio, molto apprezzato dalla critica. Rompendo con la tradizione neorealista, le sue opere politicamente impegnate attaccano tutti i simboli del conformismo italiano. Dopo il suo “film culto”, I pugni in tasca - manifesto di una gioventù in rivolta -, attacca religione e militarismo in opere come In nome del padre (1971) e Marcia trionfale (1976). Nel 1980 la giuria di Cannes assegna il premio per il miglior attore a Michel Piccoli e ad Anouk Aimée protagonisti del suo film Salto nel vuoto. In seguito passa da film considerati “sovversivi” come Il diavolo in corpo, che scandalizza Cannes nel 1986, ad adattamenti letterari come La balia (1999) tratto dall’omonimo racconto di Pirandello. Bellocchio torna ad attaccare il Vaticano con L’ora di religione, selezionato a Cannes nel 2002, ed è il primo a girare un film sull’assassinio di Aldo Moro, Buongiorno notte, presentato a Venezia nel 2003 e acclamato dalla critica di tutto il mondo. Con l’ultimo film, Vincere, nel 2009 ha partecipato al festival di Cannes, unico autore italiano in concorso.