L’albero degli zoccoli

 

   
    
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Interpreti: Luigi Ornaghi, Francesca Moriggi, Omar Brignoli, Lorenzo Pedroni, Giuseppina Langanelli, Battista Trevaini, Pasqualina Brolis, Massimo Fratus
Produzione: Rai Cinema
Distribuzione internazionale: Istituto Luce, via Tuscolana 1055, 00153 Roma, tel. +39 06 72992213 fax +39 06 7222493 www.luce.it luce@luce.it
Anno: 1978. Durata: 170’
Copia messa a disposizione da Cinecittà Holding
 
L’albero degli zoccoli è la storia di una cascina lombarda sul chiudersi dell’800, delle sue consuetudini e dei suoi costumi. Una cultura rurale nobile e compatta, segnata nel flusso delle stagioni da obiettivi puri ed essenziali, da sposalizi e da nascite, furberie e sacrifici, necessità prioritarie ed inavvertibili vizi, da Dio e dalla terra. Senza una vicenda che guidi tutte le altre, s’intrecciano il travaglio di una vedova con troppi figli da sfamare e le favole raccontate intorno al fuoco notturno tra gli odori delle stalle, la gioia di un amore novello e il tormento di un allevatore, allontanato dal padrone insieme alla sua famiglia dopo aver troncato un albero, affinché il figlio avesse un paio di zoccoli con cui andare a scuola. L’albero, come in una lezione neorealista, è il simbolo della distanza che separa il padrone dal suo contadino, un crepaccio che divide due universi ideologici, morali e religiosi. Le differenze che la borghesia populista non fu mai in grado di cogliere sono la sostanza di questo capolavoro. L’arte sola erige un ponte tra il pensiero borghese e la tradizione contadina, come i movimenti armonici di Bach, unica colonna sonora, realizzano un dualismo sacro e liturgico con l’oscillazione emotiva delle esperienze quotidiane.


 
 

 


 
 
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 
Ermanno Olmi
Nato in provincia di Bergamo da famiglia di contadini di cultura cattolica, ha spesso portato sullo schermo le sue origini, descrivendo la cultura popolare e la nostalgia del passato. Ancora ragazzo, si trasferisce a Milano, dove frequenta l’Accademia d’Arte Drammatica e viene assunto dalla Edison Volta per la quale dirige tra il 1953 e il 1961 una trentina di documentari ispirati al mondo del lavoro. Nel 1959 esordisce nel lungometraggio con Il tempo si è fermato, che racconta l’amicizia tra un ragazzo di città e un vecchio guardiano di una diga. Nel 1961 vince il premio OCIC e il premio della critica alla Mostra di Venezia con Il posto, opera fresca e spontanea sulle aspirazioni di due giovani alle prese con il primo impiego. Qualche anno più tardi realizza un film su papa Giovanni XXIII, E venne un uomo, e si dedica allo stesso tempo ad un’intensa attività per la televisione, dirigendo tv movie, inchieste e documentari. Nel 1978, conquista la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il capolavoro L’albero degli zoccoli. Il film, girato con attori non professionisti, ottiene una risonanza mondiale e porta sullo schermo la vita semplice dei contadini padani. Nel 1982 fonda a Bassano del Grappa la scuola Ipotesi Cinema e l’anno successivo, dopo aver girato il documentario Milano ’83 sulla sua città d’adozione, viene colpito da una grave malattia ed è costretto a ritirarsi per un lungo periodo. Durante la forzata inattività Olmi esordisce nella narrativa con Ragazzo della Bovisa, che in tono poetico racconta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza di un ragazzo negli anni della seconda guerra mondiale, finché torna alla regia con Lunga vita alla signora, Leone d’Argento a Venezia nel 1987, e l’anno successivo con uno dei suoi maggiori successi, La leggenda del santo bevitore; per questa opera d’intensa suggestione tratta da un racconto di Joseph Roth conquista, sempre a Venezia, il Leone d’Oro. Nel 1993 dirige Paolo Villaggio nel poco fortunato Il segreto del bosco vecchio. Nel 1994 torna alla tv, avviando il progetto di trasposizione televisiva della Bibbia con il primo capitolo della Genesi: La creazione e il diluvio. Con Il mestiere delle armi, presentato con successo al Festival di Cannes nel 2001, che racconta l’ultima settimana di vita di Giovanni dalle Bande Nere, valoroso condottiero ucciso in battaglia dai colpi delle prime armi da fuoco, Olmi ritrova la sua ispirazione. Nel 2003 firma la regia di Cantando dietro i paraventi, lavoro che si basa su una storia vera tratta dagli archivi di Pechino, che conquista il Nastro d’argento per la sceneggiatura. Nel 2005 gira Tickets firmato con Kiarostami e Ken Loach, ma è opera di poco rilievo, mentre il suo ultimo lavoro Cento chiodi (2007), che può essere considerato il suo testamento artistico (il regista ha annunciato di voler tornare al documentario), ha riscosso consensi e fatto discutere molto pubblico e critica.